UAE Team Emirates XRG, Juan Ayuso parla dell’addio al team: “In squadra non c’è autocritica. Mi avevano proposto il rinnovo”
Juan Ayuso spiega le sue ragioni sull’addio all’UAE Team Emirates XRG. Il cambio di casacca dello spagnolo, che per il 2026 ha firmato un contratto con la Lidl-Trek, è stato uno dei più chiacchierati di questa sessione di ciclomercato, anche perché sulla carta il suo accordo con la squadra emiratina sarebbe durato per altre due stagioni. La questione ha fatto rumore anche per le modalità dell’annuncio, avvenuto durante il secondo giorno di riposo della Vuelta a España 2025 (a cui l’iberico stava partecipando) proprio da parte del team. Tra chi ha parlato delle difficoltà del vincitore della Tirreno-Adriatico 2025 nel convivere con Tadej Pogacar in squadra e chi invece ha sottolineato un atteggiamento poco collaborativo nella corsa spagnola, il corridore non ha mai rilasciato dichiarazioni. Almeno fino ad ora.
Juan Ayuso ha infatti rilasciato un’intervista a Marca nella quale ha raccontato i motivi della sua decisione: “La scelta dell’addio è stato un lungo processo. Dal Giro alla Vuelta, sono stati mesi un po’ complicati. Noi ciclisti siamo abituati alla pressione, ma questo era uno stress diverso: cercare di negoziare un trasferimento e passare mesi in cui ora sì, ora no, ora ti dicono questo, ora devi chiamare questo e quello, ora devi parlare con questo… È qualcosa per cui, come atleta, credo che nessuno sia veramente preparato. Questo ha tolto molta energia anche al mio allenamento, perché era una chiamata dopo l’altra, una riunione dopo l’altra, e non è stato facile. Prima della Vuelta non avevo ancora firmato, ma vedevo già le cose più chiaramente e iniziavo a sentirmi un po’ più calmo. Però sì, soprattutto durante il Tour è stato un periodo leggermente stressante”.
Lo spagnolo poi parla delle modalità dell’annuncio dell’addio: “È andato tutto a rotoli quando Giannetti si è reso conto che non c’era modo di trattenermi. Da quel momento in poi il suo atteggiamento è cambiato. Avevamo concordato di annunciarlo alla fine della Vuelta. Io avrei voluto farlo prima, così si sarebbe capito il contesto e non ci sarebbero state altre chiacchiere, ma abbiamo concordato di farlo dopo per non rovinare l’atmosfera nella squadra. Quel lunedì non sapevo nulla. Alle 18:30 mi ha chiamato il mio agente, Lombardi: sarebbe venuto in hotel perché Mauro (Gianetti) lo aveva chiamato e l’annuncio sarebbe dovuto uscire quel giorno. Non ho spiegazioni sul perché sia successo proprio quel giorno. C’era una polemica, e volevano usarla come arma per rovinare la mia immagine, per far credere che fossero loro a non volermi in squadra, e per fare bella figura… quando non avevano alternative. Avevano perso, e a quanto pare Mauro non l’ha presa bene. Hanno detto che l’avrebbero pubblicato alle 19:00, e questo è stato tutto. Non l’hanno annunciato senza permesso, ma ho dovuto preparare il mio annuncio il più velocemente possibile”.
Per quanto riguarda la parola ‘dittatura’, estrapolata da una sua intervista in cui si parlava della gestione dell’UAE Team Emirates XRG, Ayuso specifica: “Mi riferivo allo stile di negoziazione di Mauro e al modo in cui ha annunciato il comunicato, perché per il resto i suoi rapporti con i direttori sportivi e i colleghi sono sempre stati buoni, a parte qualche occasionale scontro con alcuni, come accade ovunque”.
Lo spagnolo ritorna sul suo programma e sulla convivenza con Pogacar: “Dopo il Giro, volevo andarci. Poi, con le trattative per la risoluzione del mio contratto, ho avuto alti e bassi in allenamento: c’erano momenti in cui non volevo, e altri in cui sì, perché amo la Vuelta. Era un po’ tutto. L’incertezza ci condizionava: ci dicevano sempre che ci sarei stato se Tadej non ci fosse stato, e questo è durato fino alla fine del Tour. Non ho capito davvero la mancanza di conferme fino a giorni dopo. Se ci fosse incompatibilità di calendario tra me e Tadej? Dovreste chiederlo a lui. Io ho fatto il calendario che la squadra mi ha assegnato, le decisioni spettano a Matxin”.
L’addio arriva nonostante la stagione fosse iniziata con una proposta di rinnovo: “A gennaio 2025 avevo una proposta di rinnovare il mio contratto fino al 2030. Quindi non era così scontento di me… La cosa curiosa è che all’inizio dell’anno c’era la possibilità di raggiungere un accordo, ma, senza entrare nei dettagli, ancora una volta l’atteggiamento “intollerante” di Mauro Giannetti lo ha impedito”.
Infine Juan Ayuso ripercorre la giornata sullo sterrato al Giro d’Italia 2025, quando il compagno di squadra Isaac Del Toro ha preferito rimanere davanti all’attenderlo per aiutarlo a rientrare dopo una caduta: “Lo sterrato è sempre caotico. Le radio che usiamo sono piccole; se la macchina si allontana, non si sente. Ho avuto una caduta, un compagno di squadra è partito davanti, ha attaccato e non si è fermato. Sono dinamiche di gara. Non mi arrabbio per le decisioni in gara: tutti commettiamo errori. È una cosa che ho spiegato a Matxin. Non mi arrabbierò mai né criticherò ciò che accade in gara perché sono il primo a commettere errori. Il problema o la differenza che avevo con la squadra era che pretendevo l’autocritica alla fine delle tappe per analizzare l’accaduto. In UAE non si fa mai: era tutto finito e non ne abbiamo mai parlato, se fosse andato bene o male. Questa è una delle cose che mi ha dato più fastidio. Penso che l’autocritica sia una cosa positiva e che vada fatta. Il problema non nasce da un compagno di squadra che attacca in un certo momento… perché succede in qualsiasi squadra, perché è normale in gara. Quello che credo è che, come squadra, ci debba essere ordine, analizzare l’accaduto e non lasciarlo in sospeso, perché è questo che poi crea tensione”.
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